Castel Castagnaio
Raggiungibile dalla SS 70 della Consuma, loc. Ponticelli, procedendo
per la Villa, già conosciuta come la Villa di Castelcastagnaio.
Il castello sorge su un'area recintata, proprietà privata.
I ruderi del castello, menzionato per la prima volta nel 1050 in una
documentazione scritta nella quale il castello risulta già come
possesso dei Conti Guidi, sono situati
su un'altura che raggiunge 800 m. s.l.m. ai cui piedi scorre il fiume
Arno,
nella parte
alta del
Casentino.
Il toponimo, di origine medievale, vuole alludere alla presenza di ampi
castagneti che caratterizzano la località; tuttavia il sito fu
abitato fin da epoche più remote, come testimoniano le fondamenta
di un tempio romano, costruito a sua volta sulle rovine di uno più antico,
rinvenute durante gli scavi del 1839 sul vicino poggio Tramonti.
Nella
scelta dei siti da fortificare quello di Castelcastagnaio fu privilegiato
per la posizione strategica, dal momento che consentiva di controllare
la stretta valle del fosso la Vincena che scende dal passo della Consuma
verso Firenze e allo stesso tempo l'antica strada che scendeva
dal passo della Croce a Mori proveniente dal Mugello. Le fonti riportano
anche
della presenza di un ospedale dei pellegrini. La posizione alta e arroccata
favoriva l'avvistamento di tutti gli altri insediamenti fortificati appartenenti
ai Guidi quali Porciano, Stia, Papiano. Nel
1164 il 'castrum' di Castel Castagnaio è citato fra i beni di
Guido Guerra.
Nel punto più alto del
sito sono ancora visibili i resti delle murature medievali appartenenti
al castello, delle quali non è possibile
stabilire la successione cronologica. Si tratta essenzialmente di due
strutture murarie appoggiate in senso verticale tra loro, di cui la prima è costituita
in opera muraria a sacco, mentre la seconda da blocchi squadrati di pietra
arenaria grigio-verde, probabilmente un muro di perimetro
del Cassero. A oggi i resti sono racchiusi
da strutture di sostegno in tubi innocenti al fine di evitarne il definitivo
crollo.
Di questo castello, costruito e
usato in funzione esclusivamente militare,
resta anche una cisterna per il
deposito
dell'acqua
a
pianta rettangolare, coperta con volta a botte. Le fonti riportano
che nel 1269, dopo la battaglia di Monteaperti, fu raso al suolo dai
Ghibellini. Nel 1391 fu occupato, insieme a San
Leolino, da Roberto di
Battifolle della famiglia Guidi, Conte signore di
Poppi e Pratovecchio,
alla morte del cugino Guido, spettanti
come eredità alla cugina Elisabetta, moglie di Giovanni da Cantiano
e nel 1440 il castello compare tra gli abitati che, dopo la totale sconfitta
dei Guidi,
furono sottomessi alla Repubblica
Fiorentina, comprovandone in tal modo la sua, almeno parziale, successiva
riscostruzione e sopravvivenza. Ai margini della cerchia
muraria sorge la Chiesa di S. Bartolomeo, ricostruita con materiale di
recupero forse sulla cappella del castello nei secoli XVI-XVII; sul campanile
a torre esiste tuttora una campana con sopra incisa la data 1320. All'interno
della Chiesa ci sono, sotto le capriate, delle mensole lignee trecentesche
intagliate.
Per saperne di più in merito all'Incastellamenteo del Casentino
visitate queste pagine dalle quali sono state tratte gran parte delle informazioni
presenti in questa pagina:
http://www.nots.it/ecomuseo/castelli/Origine1.html e
http://www.nots.it/ecomuseo/index.html
 
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