Torre di Galatrona


La Torre di Galatrona è situata ad un’altitudine di circa 500 mt. s.l.m. su una collina in posizione strategica, domina i centri abitati di Torre, di Mercatale Valdarno e di San Leolino. Si raggiunge dalla A1, uscita Valdarno seguendo le indicazioni per Bucine/Mercatale.
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Dalla Pieve di Galatrona inizia un percorso di sentieri segnalati dal CAI. Percorrendoli, dopo aver oltrepassato la Torre di Galatrona si arriva a San Leolino e, continuando sul crinale, incontriamo Cennina. Per i più audaci si consiglia di proseguire sulla destra con la meravigliosa camminata in salita verso Solata, borgo a 600 mt. s.l.m. abitato esclusivamente d’estate, che offre uno spettacolo panoramico d’eccezione. Da Solata, dopo il centro abitato, proseguendo ancora sulla destra si può ridiscendere facilmente verso il paese di Mercatale, base di partenza della nostra escursione.


Il Torrione è visitabile da Aprile a Ottobre: tutti i sabato pomeriggio dalle 15,00 alle 19,00, tutte le domeniche dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 19,00.
Per informazioni: Gruppo “Amici del Torrione” tel. 055/9707336 – cell. 333/3768631


» Dove si trova la Torre di Galatrona

Visibile da buona parte del Valdarno e della Valdambra, la Torre di Galatrona è ciò che resta di uno dei più importanti castelli del territorio. Per la sua posizione strategica si suppone che la collina sia stata sede di insediamenti molto antichi. Alcuni studiosi indicherebbero Galatrona come un toponimo di derivazione etrusca, mentre le tracce murarie a forma ellittica formate da grosse pietre arenarie, posizionate intorno alla torre, indicano la presenza di uno stazionamento etrusco-romano.

Le prime notizie certe sul castello risalgono al 963, quando in un atto si cita Galatrona con l’antico nome di Canastruna come rocaforte a controllo di una vasta porzione di territorio, in particolare la strada che giungeva da Bucine a Rendola. Fino all'inizio del XIII° secolo le vicende di Galatrona sono legate, come tutta la Valdambra, alle contese tra Firenze e Arezzo prima e tra Firenze e Siena poi. Nel XII° secolo il castello faceva parte del Viscontado della Valdambra e nel 1220 Federico II confermò la proprietà del castello ai Conti Guidi. In seguito alle dure guerre intraprese dai Tarlati di Arezzo contro i Guidi e gli Umbertini tra il 1318 e il 1321, Galatrona fu occupata da Saccone Tarlati e passò sotto il dominio aretino.

E’ solo nel 1335, con il declino dei Tarlati e del comune di Arezzo, che i fiorentini occuparono il castello di Canastruna e furono i suoi stessi uomini a nominare sindaco Martino Barfoli che rese pubblico atto di sottomissione alla repubblica fiorentina il 3 novembre di quell’anno. Da questo atto risulta l’esistenza di due torri: quella denominata “vecchia”, non più esistente, data in custodia a Piero Jannuzzi e quella “nuova” affidata a Gino Cociacchi.

L’occupazione nel 1529 da parte delle truppe del principe d’ Orange coinvolsero l’intera Valdambra. Da una cartografia del 1584 le mura fortificate del castello appaiono già in disuso. Una tela del 1600 custodita nella Pieve Romanica di S. Giovanni Battista in Galatrona, ritrae sullo sfondo il castello con le due torri, di cui una in decadenza, e i borghi all’esterno scomparsi, segno evidente dell'abbandono del luogo. Da allora fino ai nostri giorni il castello perse la sua funzione militare e non si è trovato coinvolto in particolari avvenimenti storici di rilievo, passando da un totale abbandono al recente restauro.

La Torre si innalza dal suolo per circa 27 mt. ed è costruita in pietra arenaria e murata a calcina. I lati della base quadrata hanno una larghezza di 7 mt. mantenuta inalterata verso la cima. Dopo aver percorso una piccola rampa di scale, costruita durante il restauro, si arriva al varco di accesso attraverso un ballatoio di legno. Quest’unica apertura di entrata è situata ad un’altezza di 4 mt. dal suolo; per accedervi anticamente venivano usate scale retrattili. All’interno la costruzione è suddivisa in sei piani oltre alla terrazza-tetto. Il primo piano possiede una volta in mattoni di terracotta a botte, e dal pavimento attraverso una botola originale si accede nel seminterrato usato come cisterna. Questo si deduce dall’attenta stuccatura in cocciopesto, che rende tutt’oggi le pareti perfettamente impermeabili. Questo enorme serbatoio è profondo 8 mt. di cui 4 mt. interrati e 4 mt. al di sopra del suolo.

L’abitabile della torre, nonostante l’ampiezza delle pareti esterne, è decisamente ristretto, con lati di. 3,40 mt ciascuno.
Questo è dovuto allo spessore delle mura, caratteristica che dava robustezza e resistenza. La recente scala di ferro ci porta al secondo piano, anch’esso con il soffitto a volta, di. 3,80 mt. di altezza dal piano inferiore. La costruzione continua la sua ascesa con altri 4 piani in legno.

Nel restauro sono state rispettate le misure dei piani originali, si possono ancora notare i vecchi alloggiamenti delle secolari travature e, a uno sguardo più attento, si intravedono anche gli spezzoni delle vecchie travi. Dal secondo al quinto ambiente, ci sono 4 strette feritoie a piano con il classico basamento a imbuto la cui parte larga permetteva l’appoggio delle armi del tempo quali la balestra. All’ultimo piano c’è una piccola finestra su tutti i lati i cui basamenti sono calpestabili per facilitare l’affacciarsi verso l’esterno. Il Torrione termina con una terrazza a lastre di pietra (alcune originali) di circa 7 mt. di lato. Il pavimento di questa è sostenuto da una terza volta sempre in mattoni disposti a coltello. Esternamente si possono ancora notare buona parte dei beccatelli originali che sorreggevano il ballatoio dal quale le sentinelle svolgevano il loro compito. Alla terrazza si accede salendo una ripida scala di ferro e da quassù si domina buona parte del territorio del Valdarno e della Valdambra.

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