Castello del Piagnaro

Pontremoli (MS)


Pontremoli, nella Lunigiana Settentrionale, si raggiunge facilmente percorrendo la A15 Parma-La Spezia (uscita omonima) o la SS62 'della Cisa'. Il Castello domina il centro storico dall'alto del colle del Piagnaro.


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Per centinaia di anni Pontremoli è stata definita "Porta dell'Appennino", grazie alla sua posizione altamente strategica alla confluenza fra il fiumi Magra e Verde, a controllo della Via Francigena (o via del Monte Bardone che dir si voglia) e delle grandi masse di viandanti, eserciti e pellegrini che questa veicolava tra il nord e sud della penisola.

L'abitato si è sviluppato lungo la stretta striscia di terra che divide i due fiumi, il Verde era scavalcato in origine da un 'pons tremulus', definizione dalla quale la toponomastica fa derivare il nome Pontremoli. La nascita dell'insediamento è oscura, anche se pare certa la presenza di popolazioni liguri nella zona fino dalla preistoria, Pontremoli viene nominato per la prima volta nel 994 (come 'Puntremel') da Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, nella descrizione del suo viaggio in Italia. Pochi anni prima, alla metà del X° secolo, attorno ad una torre eretta dalla famiglia Longobarda degli Adalberti a difesa delle scorrerie degli Ungari su un colle meridionale del Monte Molinatico, sorse il nucleo originario del Castello e del borgo. Il nome Piagnaro deriva da una vicina cava di lastre di ardesia, copertura caratteristica dei tetti delle case Lunigianesi (le "piagne" appunto ...).

Il fattore positivo della posizione strategica fu altresì causa di guerre e distruzioni per Pontremoli e il suo castello, tanto che oggi è difficile individuare chiaramente le diverse fasi costruttive della fortificazione, che hanno reso nei secoli - dall'anno mille alla fine del '700 - il manufatto edificio complesso a causa della stratificazione dovuta alle continue demolizioni e ricostruzioni. Solo per citare alcuni le principali, la prima distruzione ebbe luogo nel 1110 al passaggio dell'esercito di Enrico V°, la più drammatica nel 1495 con la calata di Carlo VIII° e l'ultima nella seconda guerra mondiale, durante la ritirata dell'esercito Tedesco, con i bombardamenti alleati che causarono la perdita anche di molti edifici del centro storico.

Il nucleo antico del Piagnaro è quello più in alto, sorto attorno al mastio in pietra di forma semielittica alto circa venti metri. Questo è in realtà un quadrilatero associato ad un semicerchio con la superficie curvilinea esterna alla cinta muraria. L'accesso originario avveniva tramite una porta posta sul prospetto interno a circa 10 metri dal suolo, raggiungibile tramite una struttura lignea, oggi non più esistente, e protetta da un ponte levatoio del quale è rimasta traccia dell'alloggiamento. Alcuni elementi fanno ritenere che il mastio risalga al primo trentennio del 1400.

Sotto al mastio troviamo un cortile quadrilatero delimitato ad ovest dalla cortina muraria tardomedievale e nei versanti sud e est da un grosso edificio, risultato dell'accorpamento di più strutture diverse tra loro. Probabilmente è in questi ambienti che veniva alloggiata la guarnigione del castello. Il versante ovest sfrutta la preesistente cortina muraria e una torre di fiancheggiamento cilindrica.

Più in basso sorge un secondo cortile al quale si accede mediante una rampa sormontata da un portale. La corte, che ospita un bel pozzo in arenaria, è delimitata nei versanti sud ed est da una cortina con camminamento la cui base a scarpa è stata edificata con una tecnica muraria simile a quella impiegata nella costruzione del mastio. Nel versante orientale è presente un'aggiunta, comprendente un apparato difensivo a sporto, con guardiola angolare, probabilmente risalente al secolo XVIII°. Nel versante nord si trova la cappella mentre il lato ovest è costituito da un corpo allungato disposto su due livelli, residenza delle autorità castellane e dal 1975 sede del Museo delle Statue Stele della Lunigiana.

Ancora più in basso troviamo l'ingresso principale, un tempo dotato di ponte levatoio, al quale si giunge attraversando le strette strade del borgo, sormontato da uno stemma della famiglia dei Medici. Il castello rimase 'in armi' fino al 1790, anno in cui il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo donò alla comunità l'ultimo cannone che ne muniva i bastioni perché con il bronzo fosse costruita una nuova campana per la torre civica.

Oltre al castello, Pontremoli possiede un interessante centro storico medievale, il borgo era cinto di mura e difeso da ben tre fortezze (oltre al Piagnaro, le scomparse Fortezze di Cacciaguerra e Castelnuovo, delle quali restano emergenze inglobate nel tessuto urbano come vedremo più avanti) e da sei torri: di queste, due, nella parte superiore, fiancheggiavano Porta Parma; la torre Seratti, a difesa del ponte sul Verde e tre allineate sul fianco orientale della parte inferiore della cerchia delle mura, le quali, non essendo difese dal corso dei fiumi, erano munite di un fossato. Dalle sei antiche porte che si aprivano nelle mura non rimangono che quella superiore, già detta di San Giorgio (ora porta Parma), quelle a difesa dei due ponti trecenteschi a schiena d'asino della Cresa e del Casotto (o Busticca), verso il Verde, e l'altra al ponte sulla Magra.

Una caratteristica del borgo era la sua divisione in due distinti nuclei, uno a monte e uno a valle, occupati rispettivamente da Guelfi e Ghibellini. Nello spazio libero al centro fu Castruccio Castracani nel 1322, per impedire i frequenti conflitti fra gli abitanti delle due parti, ad erigere la Fortezza Cacciaguerra dotata di tre torri: la centrale fu ridotta a torre civica (detta il Campanone), quella di levante, sulla Magra, venne trasformata in campanile del Duomo, l'altra di levante, sul Verde, è stata demolita. Successivamente Pontremoli si sviluppò anche sulla riva sinistra della Magra, dove fu eretta la Fortezza di Castelnuovo, della quale resta un torrione e una porta con arco a sesto acuto.

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